sabato 7 febbraio 2026

Umanità 2.0

Viviamo in un periodo in cui l’Umanità, intesa come insieme dei popoli, sembra dubitare ogni giorno del proprio nome.

E non solo perché è sempre meno “umana” nel senso classico del termine: quello che include fratellanza, misericordia, rispetto dell’altro, riconoscimento reciproco del diritto di esistere: “il mio diritto finisce dove inizia il tuo”. Ma anche perché, giorno dopo giorno, pezzi di umanità rischiano di essere sostituiti da pezzi di macchinità, nella nuova era dell’Umanità 2.0

Negli ultimi giorni OpenAI, con i suoi sistemi per la “salute”, termine accuratamente scelto per restare a distanza dalla parola medicina, e subito dopo Anthropic, hanno annunciato nuove soluzioni di assistenza sanitaria. xAI, dal canto suo, immagina apertamente un futuro in cui medici e chirurghi saranno sostituiti da chatbot e robot.

“Non facciamo diagnosi né terapie”, si affrettano a precisare. Ma davvero è così semplice? Perché’ la domanda non è cosa fanno oggi. È cosa diventeranno domani.

Un sistema saprà distinguere un paziente superficialmente disattento alla propria salute da un ipocondriaco cronico? Saprà costruire una relazione, cogliere le ambiguità, gestire le paure, o si limiterà a produrre le risposte statisticamente plausibili.

E siamo certi che piattaforme capaci di profilare ogni individuo con precisione millimetrica non svilupperanno, prima o poi, interessi “collaterali”? Farmaci “consigliati” perché statisticamente efficaci, ma anche convenienti per chi li sponsorizza, così come percorsi di cura orientati verso cliniche partner. Suggerimenti che non saranno mai chiamati pubblicità, ma best practice.

Un po’ come oggi gli informatori medico-scientifici: formalmente neutri, sostanzialmente allineati. Con la differenza che questa volta il consiglio non arriva da una persona, ma da un sistema “oggettivo”, inattaccabile, apparentemente disinteressato. Un algoritmo.

Ma perché fermiamoci davvero al mondo della medicina, ai Medici 2.0. Proviamo a spostarci, per esempio, in un’aula di tribunale.

Non una metafora, non un futuro lontano. Un’aula ordinata, silenziosa, quasi rassicurante. Niente faldoni accatastati, niente toghe consumate, niente giudici affaticati da giornate infinite, solo schermi, flussi di dati, indicatori di affidabilità.

L’aria è ferma, come se anche il dubbio fosse stato espulso per rendere il sistema più efficiente.

Immaginiamo giudici integerrimi, con in memoria l’intero corpus del diritto mondiale e tutta la storia della giurisprudenza. Un giudice che non dimentica nulla, che non interpreta, ma correla, che non ha intuizioni, ma probabilità.

Che non conosce la pietà, ma l’efficienza statistica, che non si stanca, non si commuove, non sbaglia, perché l’errore, semplicemente, non è previsto dal modello.

Chi meglio di loro potrebbe emettere verdetti, che non chiameremo più giudizi, perché non più discutibili?

Il processo non sarà più un confronto, ma una sequenza di analisi: atti, precedenti, profili, correlazioni, modelli, simulazioni.

Nessuna arringa, nessuna pausa, nessun silenzio carico di attesa. Solo una percentuale di affidabilità sufficientemente alta da chiudere il caso.

Verrebbero eliminati due gradi di giudizio, ormai superflui. Processi rapidi e istruttorie ridotte a sessioni di elaborazione statistica. La macchina della verità e l’analisi del DNA finiranno nei musei.

Perché’ il dubbio rallenta e i sistemi non hanno dubbi, solo livelli di certezza.

Per ora siamo nella fantascienza. (“Artificial Justice”, Spagna 2024; “Marcy”, USA 2026), ma mai come oggi la fantascienza rischia di essere superata dalla realtà prima ancora di diventare seconda visione.

E se il nostro giudice “onnisciente”, ospitato sulle stesse piattaforme che gestiscono i medici artificiali, fosse non proprio manipolabile, ma più sottilmente “configurabile”? Non tanto da sponsor o lobby, ma dai sistemi che lo rendono onnisciente.

A quel punto, ricorreremo al TAR del Lazio o alla Corte dell’AIA.

Sempre che siano ancora umane e non già parte integrante di Umanità 2.0.

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Illustrazione di Teo Ugone: https://www.instagram.com/teougone.illustrations/