venerdì 29 maggio 2009

Tramonto

Sempre ad occidente, seguendo il percorso del tempo.

Arriva all'improvviso,
come un miracolo che si ripete
e io lo guardo con rinnovata emozione,
eppure e' la fine.

Una esplosione di colori, una emozione violenta che dura un istante infinito.
Quell'insistente sensazione di continuità per qualcosa che va a finire.

Quasi a raccogliere pensieri ed emozioni
che scompaiono in una danza di luci e colori,
ricordi di una giornata che non vuole finire.

Esplode il giorno
in questa girandola di colori violenti
che si fondono in schegge impazzite di luce.

Un sogno che si realizza,
una vita che si consuma...
Chissa'?

Per poi lottare contro le tenebre 
e per cedere lentamente, ma inesorabilmente,
ai cupi colori della notte

Forse un sacrificio di gioia
per quella nuova alba, 
tenue e chiara,
che rinascerà domani.




domenica 12 aprile 2009

Ho conosciuto Tommaso

E' successo qualche giorno fa a casa di amici.

Effettivamente sapevo della sua esistenza e lo avevo anche incontrato un po' di volte, ma non ci eravamo veramente presentati.

Questa volta invece si, senza l'aiuto di nessuno.
Abbiamo preso coraggio e i nostri sguardi si sono incrociati, ci siamo resi conto l'uno dell'altro e abbiamo in qualche modo comunicato la nostra esistenza.

Lui ha un anno di vita, ma fino a poco tempo prima la sua vita era prevalentemente dedicata alla sopravvivenza e alla scoperta passiva del mondo.

Ma quella sera, con enorme sopresa, ho trovato una persona nuova, diversa.
Da qualche giorno la vita di Tommaso era cambiata e con la vita anche il suo modo di comportarsi, di essere.

E' cambiato il suo viso.

Ora i suoi capelli non sono ciuffetti fragili e scomposti, ma circondano la testolina come una piccola cornice e quel ciufffo sulla fronte non e' casuale, ma gli dona ormai un suo personalissimo profilo.

La sua fronte non e' piu' corrucciata per lo shock della vita e non lo è ancora per i dispiaceri che la vita gli procurera'.
E' una fronte linda, tersa, tranquilla. 
Di chi si accorge di quanto e' bello il mondo, di chi ha solo pensieri felici.

E quegli occhi grandi, rotondi curiosi non sono piu' fissi verso un punto qualsiasi o ipnotizzati da un movimento o da un oggetto, ma si muovono, cambiano colore, forma.
Ora guardano le cose che gli interessano, ma soprattutto hanno cominciato a cercare e ad incrociare lo sguardo di chi gli sta vicino.

Ora i suoi occhi comunicano: gioa, sorpresa, dolore, stanchezza. 
E' incredibile come non abbiamo ancora nessuna traccia di tristezza.
E come si accordano bene, adesso, con il suo nasino finalmente fresco e pulito e non piu' arricciato e colorito.

E' stata quella delicata armonia di ciuffo, occhi e naso che ha cercato ed incontrato il mio di sguardo. 
E ci siamo presentati...

Ne sono stato colpito, quasi onorato.

In quel momento mi sono accorto come il suo sorriso non fosse piu' un automatismo infantile, ma qualcosa di piu' profondo.
Quel sorriso prima timido, quasi delicato, annunciato da un leggero inarcamento, quasi a dire, "ciao, mi fa piacere conoscerti."
Per poi estendersi con tranquillita', senza nessuna malizia con istintiva gioia, verso quel signore un po' imbroniciato, dal profilo irsuto.

Persino la mia istintiva ritrosia al sorriso si e' arresa a quel punto.

"Piacere Enrico..."

Chissa' cosa' vedranno quegli occhi nel corso del tempo!
Chissa' quanto durera' quella leggerezza dello sguardo.
Un giorno, purtroppo, quelli occhi si chiuderanno invece di aprirsi e quel sorriso si spegnera' per un istante.
Mi auguro che quel giorno sia ancora lontanto e che la conoscenza del mondo continui cosi' con curiosita' e con leggerezza.

Mi auguro che le parole che un giorno riuscirà ad usare non prendano il posto alle emozioni e che continuera' comunque comunicare anche con l'espressione del tuo viso.

Poi mi ha detto che era stanco e me lo ha detto nel modo piu' semplice, senza lagne o isterie, ma semplicemente chiudendo gli occhi.

Mi ha fatto piacere conoscerti, Tommaso. Chissa' cosa hai sognato poi quella notte.....

A presto.

p.s. Tommaso non e' mio figlio, naturalmente, e neppure un mio lontano parente.
E' semplicemente un mio nuovo piccolo amico!

giovedì 2 aprile 2009

Un nuovo giorno

Sono le sette e mezza del mattino, credevo di poter vedere l’alba, ma nuvole grigie e nere coprono l’orizzonte.

La pioggia mi ha fatto compagnia tutta la notte, spinta dal vento, in risonanza con i rumori delle tenebre.

Non vedo l’alba ma solo un leggero chiarore che lentamente si inerpica dal profondo per prendere il sopravvento. Forse un nuovo giorno e non semplicemente un altro giorno.

I primi rumori del mattino rompono il lento ritmico cadere della pioggia accompagnata dal vento. Come onde che si infrangono sulla spiaggia interrotte da rocce e frammenti, cosi’ il turbinio del vento spinge le gocce verso gli alberi, le finestre i balconi.

Ma lo voci si fanno piu’ insistenti e rompono l’incantesimo.

Sono ben sveglio alle sette e mezza del mattino, pur non avendo dormito tutta la notte.
Non son nervoso, non sono depresso e non sono stanco. Non ho sonno e ne sono sorpreso.

Il libro che mi ha fatto compagnia giace ormai stanco al fianco del letto. Ha fatto piu’ fatica lui a raggiungere la mattina che il suo amato lettore. I pensieri invece che hanno spesso interrotto la lettura e che si sono intromessi nella trama della storia, continuano a vagare nella mia mente. Alimentati dalla storia stessa, incuriositi e sorpresi della loro ancora vispa creativita’.

Il chiarore ha ormai preso possesso del cielo. Non intende lasciasi conquistare dalla luce del sole, non oggi per lo meno. Mentre le punte degli alberi dondolano spinte dal vento come volendosi svegliare dal torpore del mattino.

Si e’ fatto giorno, un nuovo giorno.

Ritorno a rincorrere i miei pensieri, lasciando il giorno agli eventi che lo popoleranno.

Buona giornata...

sabato 7 marzo 2009

Ehi, ciao.. come va?

Bene...

Oddio da quando mia moglie e' stata male le cose non sono piu' le stesse.
E' migliorata, certo ma dopo un ictus a 35 anni e' difficile.

Comunque stiamo bene.

Ora la aiuto quando posso, senza farglielo pesare. 
Lavoro di notte, cosi' ho piu' tempo per starle vicino.
Ma e' stato duro, all'inizio non capivo quei suoi vuoti, quelle sue risposte senza senso.
E' poi tutte quelle disattenzioni, i piatti rovesciati, la minestra per terra.
Pensavo persino lo facesse per farmi arrabbiare. Un giorno le ho chiesto se avesse un altro e tutto questo fosse una messa in scena per farmi impazzire.

Poveretta.

Ma ora ci siamo divisi i compiti.
Io ed Eugenio.
Anche lui ha portato molta pazienza.
Pensa che lei stendeva i panni, ma non aveva idea di come fissarli al filo e i panni cadevano dal terzo piano.
Eugenio correva a prenderli e risaliva, e lei li faceva ricadere.
Quante scale ha fatto Eugenio! Ma lui le faceva volentieri.
Ora io lavo piatti e Eugenio fa il bucato, ma i panni li stende sempre lei.
Eugenio corre e mi dice: "papa' fammelo fare, lascia che stenda i panni, che importa se devo fare le scale"

E una notte Lucia mi ha detto: "Che caro Eugenio, che corre a prendere i panni, ogni volta che me li riporta mi sento il cuore che batte forte"

E un'altra notte Eugenio mi ha detto: "che bella la mamma quando le porto i panni che cadono, mi sorride cosi' tanto che non vedo l'ora che le caschino di nuovo"!

(parole liberamente carpite a Luigi, mentre chiacchierava con un amico.... in sauna)