domenica 9 ottobre 2011

...e oggi il mondo è più povero

Ci sono uomini che vedono meglio e più lontano di altri.

E’ come se avessero degli occhiali magici, riescono a vedere quello che a noi non appare.

Qualcuno la chiama genialità altri la chiamano intelligenza, io la chiamo “vista”.
Ci sono uomini che hanno il coraggio delle proprie visioni, con la consapevolezza che si tratta di realtà e non di allucinazioni.

Quegli stessi uomini che hanno poi il coraggio di affrontare e realizzare ciò che “vedono”, senza lasciarsi influenzare da quello che dovrebbe essere normale, dal comune senso del pudore.

Ogni giorno milioni di nuovi individui vengono al mondo ed altrettanti ci lasciano, con la speranza che il quotidiano ed eterno ricambio porti ad un mondo migliore.

Un mondo dove eventuali “mutanti”, individui capaci di vedere oltre, abbiano non solo il coraggio, ma anche lo spazio, gli strumenti, l’attenzione, le possibilita’, per spiegarci quello che “vedono”, per realizzare i loro progetti.

Oggi uno di loro, un grande, se ne va….. e oggi il mondo e’ più povero.

Sarebbe un segno di rispetto se oggi, solo per oggi, tutti coloro che si dichiarano: “conservatori”, “moderati”, “responsabili” avessero il pudore, almeno per un giorno, di stare ZITTI.…..

martedì 20 settembre 2011

Luci...

A volte nelle domeniche invernali tornavo alla piazza del mio paese, un po' per caso, un po' per istinto.
Ci capitavo sempre verso le sette di sera quando la gente usciva dalla messa, l'ultima della domenica.
Sapevo che avrei incontrato mia mamma, con gli occhialoni e il bastone, che lentamente tornava verso casa.
E sapevo anche che mi sarei fermato per darle un passaggio. Senza troppi fronzoli, senza parole.

Qualche volta andavamo a mangiare una pizza.

Mia mamma era una donna attenta e parsimoniosa, ma tornando verso casa notavo che lasciava sempre le luci accese.
"Lo faccio apposta" - diceva - "cosi i ladri non vengono perche' pensano che ci sia gente in casa".

Non so perchè ma una sera con gli occhi umidi scendendo dall'auto mi disse:
"Sai, non e' vero che lascio le luci accese per i ladri. E' perche' cosi' mi illudo che quando apro la porta c'è qualcuno che mi aspetta".

Non ricordo se notai anche una lacrima sul suo viso. Lei sicuramente notò la mia.

Sono passati gli anni e io passo raramente davanti a quella casa, ma fortunatamente le luci sono sempre spente e le tapparelle abbassate.
Non sopporterei la visione di quella luce.

Io, invece, a volte spengo tutte le luci anche quando sono in casa.
Non mi fa paura il buio nè lo amo particolarmente, ma forse anch'io lo faccio per una illusione.

Al buio ci metto molto piu' tempo ad accorgermi che sono da solo.



sabato 4 giugno 2011

...nel giorno del suo/mio compleanno



Rosetta

Passano alcune musiche, 
ma quando passano la terra tremerà, 
sembrano esplosioni inutili, 
ma in certi cuori qualche cosa resterà, 
non si sa come si creano, 
costellazioni di galassie e di energia, 
giocano a dadi gli uomini, 
resta sul tavolo un avanzo di magia. 

Sono solo stasera senza di te, 
mi hai lasciato da solo davanti a scuola, 
mi vien da piangere, 
arriva subito, 
mi riconosci ho le scarpe piene di passi, 
la faccia piena di schiaffi, 
il cuore pieno di battiti 
e gli occhi pieni di te. 


Sbocciano i fiori sbocciano, 
e danno tutto quel che hanno in libertà, 
donano non si interessano, 
di ricompense e tutto quello che verrà, 
mormora la gente mormora 
falla tacere praticando l'allegria, 
giocano a dadi gli uomini, 
resta sul tavolo un avanzo di magia. 

Sono solo stasera senza di te, 
mi hai lasciato da solo davanti al cielo 
e non so leggere, vienimi a prendere 
mi riconosci ho un mantello fatto di stracci. 

Sono solo stasera senza di te, 
mi hai lasciato da solo davanti a scuola, 
mi vien da piangere, 
arriva subito, 
mi riconosci ho le scarpe piene di passi, 
la faccia piena di schiaffi, 
il cuore pieno di battiti 
e gli occhi pieni di te. 

Sono solo stasera senza di te, 
mi hai lasciato da solo davanti al cielo 
vienimi a prendere 
mi vien da piangere, 
arriva subito, 
mi riconosci ho le scarpe piene di sassi, 
la faccia piena di schiaffi, 
il cuore pieno di battiti 
e gli occhi pieni di te. 

giovedì 26 maggio 2011

Non bisogna avere paura


E se provassimo a guardare avanti, senza fermarci troppo tempo ad analizzare se siamo in crisi, quanto durerà la crisi, se la crisi e’ finita?

Proviamo ad immaginare ruoli, strategie, politiche di gestione che possano essere così flessibili e dinamiche da non dover essere messe in discussione da ogni battito d’ali di un farfalla dall’altra parte del mondo.

Come partire per un viaggio attrezzati a tutte le intemperie, con gli strumenti, la consapevolezza, la conoscenza ma soprattutto la tranquillità di poter arrivare alla meta, a prescindere dagli ostacoli che s’incontreranno per strada.

Dovremo essere in grado di prendere decisioni veloci, a volte istintive e non necessariamente supportate da ogni tipo di approfondimento possibile. Cosi, come nella vita di tutti i giorni.

Allora la scelta di uno standard, il coraggio di lanciare un progetto, la modifica di una procedura, la decisione per un investimento, devono essere fatti con la consapevolezza che potrebbero anche non essere corretti.

Semplice.
Bisognerebbe non avere paura di sbagliare e non avere paura di un fallimento, ma semplicemente essere pronti a gestirlo. Sapendo quali rischi si corrono e quali azioni saranno necessarie nel momento in cui si dovrà nuovamente correggere la rotta.

Io vorrei non avere paura a gestire un progetto che potrebbe fallire. Come tirare un rigore e sapere che potrò sbagliarlo.

Un manager e ancora di più un CIO dovrebbe abbandonare il ruolo storico, quello del “portiere” di una squadra di calcio. Solido, rigoroso, affidabile. Bravo solo se fa il suo dovere, ma una disgrazia al primo errore, alla prima “papera”.

Ed il CIO, che forse è stato il piu’ “portiere” tra i manager aziendali, dovrebbe finalmente provare ad essere un “attaccante” capace di assumersi i propri rischi, con il coraggio di tirare anche da lontano, e non solo a porta vuota!
Il mondo cambia sempre più velocemente e l’azienda classica e’ sempre piu’ immersa in questo cambiamento.  
I confini tradizionali (sicuri e confortevoli) sono ormai superati.

Prepariamoci a sbagliare….