giovedì 19 luglio 2012

La luce, il tempo, un abbraccio

Se il tempo corresse come un raggio di luce
e come la luce lasciasse traccia del suo passaggio,
potrei usare uno specchio per poterlo rivedere.

Attimi rivissuti, come immagini riflesse.

Attimi raccolti come fasci di luce,
momenti di vita, sfuggenti come un arcobaleno.

Inventerei lastre sensibili per imprimere quel tempo,
per conservare emozioni che potrebbero svanire.

E se potessi fotografare un attimo, come un arcobaleno,
allora sceglierei quell’ultimo abbraccio.

Perché avrei voluto fermare il cuore in quell’istante,
per tenere sospeso quell’ultimo battito.
Per raccogliere e conservare all’infinito
quell’intenso momento di estasi.

sabato 12 maggio 2012

Sensazioni di primavera

Era un bel giorno di primavera di qualche anno fa.
Il cielo era chiaro, come oggi, l'aria era fresca e pungente e il cielo non era l'unica finestra di blu.
Il blu più scuro e più denso era quello delle acque del lago che faceva contrasto con il verde acceso del prato appena rinfrescato dalla primavera.

In quel periodo eravamo un gruppo di amici che aveva l'abitudine di ritrovarsi in un prato a correre dietro un pallone, anche se ormai il pallone correva troppo veloce e spesso decideva in totale autonomia dove andare.
Quel giorno, quel pallone aveva assunto una dimensione molto piu' regale, gli amici si erano avventurati fino al prato vicino al lago per confrontarsi con altri e nuovi gruppi di amici.
E per festeggiare l'avvenimento si erano circondati degli affetti più cari.
C'ero anch'io in quel gruppo di amici. Io che amavo quel pallone molto più di quanto fossi stato in grado di controllarlo. Al punto da gioire più nel vedere l'arte di chi lo manovrava che non nell'entrare nel vivo.

Però mi piaceva partecipare. Sentire l'odore dell'erba, immergermi nel rumore e nell'odore delle stanze umide dove ci si cambiava.
Mi sentivo uno di loro senza esserlo. Ero felice di indossare una maglia con un numero, come quella di tutti gli altri. Facevo parte della squadra.

Quel giorno, poi, non ero solo.

C'era un bambina con i capelli biondi e un sorriso che avrebbe conquistato il mondo.
Anche lei partecipava rapita dall'atmosfera, con le mani aggrappate alla rete, a seguire il pallone e la gente che correva sul prato verde.
Quella bambina sapeva che li di fianco, tranquillo come il sole, il suo papà seguiva la stessa scena con lo stesso entusiasmo e forse con la stessa ingenuità.
E l'ultima cosa che quel padre avrebbe immaginato, era vedere la bimba avvicinarsi alla panchina sfoderando il suo miglior sorriso per rivolgersi all'amico allenatore: "Ennio lo fai entrare il mio papà, che così fa gol?"

Ricordo come fosse ora il viso divertito del mio amico "allenatore" e il sorriso nei miei confronti.

Ricordo come fosse ora il suo cenno e la fierezza con cui mi sono alzato e sono entrato nel campo.
E ricordo come fosse ora la sorpresa nel trovarmi il pallone che rimbalzava davanti a me, libero, senza ostacoli. E poi la brezza, il prato verde, due pali bianchi, un raggio di sole.....
Forse ho chiuso gli occhi, sicuramente ho trattenuto il respiro, poi è stato cosi' semplice e naturale spingerlo oltre quella riga bianca.

Ma ricordo soprattutto, come fosse ora, quella bimba che saltava per la gioia e urlava: "E' il mio papa'... è lui che ha segnato. Hai visto Ennio? Te lo avevo detto....."



sabato 28 aprile 2012

Orme e Ombre

Orme di una presenza passata,
....come
Ombre del passato sul presente

Orme regolari, storie di una vita,
....testimoni di 
Ombre fuggite al primo raggio di sole

Ombre di Orme, come bassorilievi senza spessore.

Orme di Ombre che scappano e lasciano tracce di niente.

mercoledì 21 marzo 2012

Giorgio

Aveva le spalle larghe.
Io me lo ricordo alto, molto alto anche da vecchio, anche quando io ero ormai piu’ alto di lui.
Aveva quello sguardo sempre pensieroso e quell’aria sempre imbronciata, spesso con lo sguardo fisso.

Sapeva pero’ aprirsi quando le cose semplici lo facevano felice. Ti sorrideva dietro il broncio e quel sorriso, così vero e genuino è l’immagine che porto con me.

Lui non è mai diventato vecchio, lui non mi ha mai lasciato veramente.
Sento ancora vicina la sua capacità di capirmi e di ascoltarmi, di difendere le mie scelte anche quando erano in contrasto con le sue.  

Sento la sua presenza, silenziosa ma carica di complicità.
Quel suo essere fiero di me.

Ho scoperto il suo mondo nelle cose che mi ha lasciato.

La busta con tutte le lettere che gli spedito nella mia vita.
La raccolta degli articoli di giornali che parlavano di me.
La copia della mia prima busta paga. L’originale della sua prima busta paga.
La foto di suo papa, mio nonno. Una sola.

E poi le sue agende.
Semplici, quasi frugali. Dove riportava giorno per giorno brevi e concise note della sua vita.
Il sole, la pioggia, le telefonate, la spesa, le visite dei nipoti, i malesseri, le discussioni….
Con la sua calligrafia, così singolare, così personale.

Mi ha lasciato i sui quadri.

E’ così che quel vuoto improvviso si è trasformato giorno per giorno in grande presenza, dentro di me, in ogni mio pensiero, in ogni sensazione.

Anche adesso lui è qui con me, al mio fianco, in silenzio, mentre insieme guardiamo l'infinito..