sabato 30 marzo 2024

Gesti Bianchi


Ci si vestiva solo di bianco, dove l’eleganza del gesto non poteva non trovare il rispetto dello stile.

La polo con i bottoni, il pullover bianco senza maniche, al limite con una piccola striscia colorata, per dare risalto alla linea.

Ancora oggi strettamente in bianco sui prati inglesi, cattedrale di culto tennistico e simbolo della cultura ostinata verso il rispetto delle regole, delle persone e fondamentalmente di tutta la propria storia.
Il rispetto della femminilità, con l’eleganza dell’abbigliamento, ma soprattutto attraverso il riconoscimento di premi economici simili per i vincitore o la vincitrice.
Rispetto.
Amo questo sport, amo questo mondo.
Dove regna il silenzio quando inizia uno scambio. Dove si chiede scusa se la pallina colpisce la rete.
Ritrovo tanti dei miei valori nel rispetto per l’avversario, nelle amicizie fra giocatori, nei ringraziamenti alla fine del torneo, sempre e comunque verso l’avversario, l’organizzazione, i ragazzi che raccolgono le palline, i giudici, gli sponsor.
Il rispetto per i tecnici, l’abbraccio con i propri cari alla fine della partita, la disponibilità verso i tifosi.
E poi le emozioni degli abbracci, i sorrisi.
Mi lascio attrarre, coinvolgere dall’evento, dalle persone dalle situazioni.
Dalla danza armonica di un lungo scambio, quasi un tango, al twist nelle discese a rete con le volée, fino al boogie-woogi delle smorzate e dei tweener.
Raccolgo abbracci e momenti toccanti, lacrime e sorrisi, per uno spettacolo globale, un mondo che un po’ mi appartiene, un pezzo di vita, anche la mia.
Il Tennis…

#tennis #etica #amore #gestibianchi #eleganza #rispetto #tennis

lunedì 30 ottobre 2023

I viaggi nel tempo


Ebbene si, viaggiare nel tempo è possibile, non è una scoperta eccezionale, ma una realtà.
Io, ad esempio viaggio nel tempo da molti anni, in sicurezza e con grande consapevolezza.
Si tratta di una macchina del tempo un po’ datata, in uso da molto tempo e con caratteristiche e limiti molto particolari.
Si viaggia a “velocità” costante, e una volta intrapreso il viaggio, non ci si puo’ fermare, anzi è pericolosissimo fermarsi.
Purtroppo la mia macchina del tempo non permette di accelerare e, ahime’, non ha nessuna forma di “retromarcia”. 
Non si puo’ tornare indietro, né per rivedere luoghi del tempo che ci avevano impressionato, né per ritornare a certi incroci, in certe tappe, per cambiare le direzioni prese.
Cosi’ come nei viaggi tradizionali si misura la velocità attraverso lo spazio percorso nell’unità di tempo, ovvero in Km/h (Kilometri all’ora), anche per la mia macchina del tempo si misura la velocità attraverso il tempo trascorso nell’unità di tempo. 
E, come dicevo, si viaggia a velocità costante, da sempre e per sempre a 1h/h (un’Ora all’ora). 
E’ una velocità molto comune, abbastanza sicura e relativamente confortevole.
Pensate che fra 12h “sarò” già a domattina e potrò vedere che tempo che fa, cosa ci sarà scritto sui giornali di domattina, saprò come ho passato la nottata.
Certo ci metto un po’ di tempo ad arrivare a domattina, però sarò li, domattina, puntuale.
Purtroppo la macchina non si ferma mai, e quindi continuerò a viaggiare.
Fortunatamente ci sono molte altre persone a bordo della mia macchina del tempo che viaggiano con me alla stessa velocità, un po’ come tutti sullo stresso treno. E’ tanto tempo che viaggiamo insieme e con alcune di loro ho stretto amicizia, ho trovato affetto, interessi comuni, come in ogni viaggio.
E ad ogni tappa si contrano persone nuove, nuovi paesaggi, situazioni differenti.
Devo dire che i limiti non mi pesano molto, sicuramente non vorrei accelerare ed andare piu’ veloce, anche se ammetto che un Jolly, da giorcarsi una volta sola, per una piccola retromarcia istantanea, non mi dispiacerebbe.
Ma non importa.
Bella la compagnia, e la speranza che il mio viaggio nel tempo mi permetta di andare lontano, molto lontano, nel tempo.
Ah, dimenticavo il nome della mia macchina del tempo: si chiama VITA.

domenica 18 giugno 2023

Insieme

E' sempre una questione di millimetri.
A volte una riga, un palo, un anello di ferro. Millimetri.
Questione di energie residue, la forza per saltare un po’ piu’ in alto, per stringere di piu’ un pallone, per chinarsi a raccoglierlo, per tuffarsi a recuperarlo.
Millisecondi di istinto, di forza, di cedimento.
Confini infinitesimali tra il vincere e il perdere.
Saltare di gioia o sedersi con lo sguardo basso e la testa tra le mani.
Ho visto lacrime di stanchezza, occhi lucidi per la delusione.
E poi le pacche sulle spalle, il rincuorarsi a vicenda.
I millimetri giocano brutti scherzi, le forze che sembrano infinite, appunto: “sembrano”.
Quando ti ritrovi sorpreso a non avere la stessa lucidità di due giorni prima, la stessa determinazione, gli stessi istinti. Le tue sicurezze che con la fatica svaniscono e tu non te ne rendi conto.
Io c’ero, li ho visti. Tutti.
Ho conosciuto un mondo nuovo.
Un condottiero illuminato, un uomo con la “U” maiuscola, capace di vedere oltre le apparenze. Abile nel lavoro di squadra. Stimato e rispettato, abile lui per primo, con i suoi assistenti a dare l’esempio di squadra. Abili gli assistenti nel credere in lui nel trovare il giusto equilibrio.
Ho conosciuto ragazzi giovani dal carattere forte e giocatori dal lungo corso, capaci di emozionarsi come ragazzini.
Un leader della voce che conta, dallo sguardo che comunica, intelligente, ironico, presente. Un campione non importa in quale serie, e non importa con quanti titoli vinti.
Un “lungo” dai movimenti strani, un calabrone del basket, un ragazzone, di quelli di una volta.
E un “lungo” dalle incredibili potenzialità, talento e tecnica. Gioie e dolori.
Ho abbracciato un grande uomo, dalla vita avventurosa, dallo sguardo penetrante. Il passo ciondolante e uno sguardo alla famiglia, il suo mondo.
Ho sentito la voce roca, interrotta dalle lacrime, quasi singhiozzante, ringraziare il gruppo, per il supporto e le motivazioni. Lui che di solito esporta gioia, che illumina con le sue giocate, con gli occhi dietro la testa.
Ho visto la barba crescere sul volto di un ventenne, alla ricerca di una maturità già conquistata sul campo.
E il bravo ragazzo, umile e sempre disponibile, consapevole del suo ruolo e felice comunque di esserci, quando chiamato in causa.
E poi ci sono loro due, cosi’ diversi e cosi’ amati e criticati. Forse solo io riesco a vederli e a viverli come qualcosa di simile nel loro essere speciali.
Lui con la grinta e la concentrazione, la cattiveria e la voglia di spaccare il mondo, le emozioni evidenti a volte esagerate. O tutto o niente. Il sesto uomo e poi il quinto e poi quello da chiamare in causa quando serve l’ultimo punto. Lacrime e sangue, ma tante lacrime nell’ultima puntata.
L’altro dal fisico e dalle potenzialità atletiche incredibili, incontrollabili. In un mondo tutto suo, fatto di follie e di introspezione. Lui che tutti quello che lo hanno conosciuto da vicino, dietro le quinte, lo amano, e quelli che lo vedono da lontano lo criticano.
Lui che all’ultimo atto è rimasto per lunghi attimi seduto in silenzio in mezzo al campo, chissà quali pensieri, chissà quali sogni nel suo futuro.
E poi Loredano, Valeriano, David, Eleonora, Antonella, Luca, Nicola, Edoardo, Simone e tutti quelli con cui ho stretto abbracci, battuto “cinque”, scambiato sguardi.
Come diceva qualcuno di grande, l’’importante è essere sempre tra i primi, nel gruppo in fuga, esserci sempre, perche’ un giorno saremo noi a vincere.
Perche' spesso quello che conta non sempre è la meta finale, ma il viaggio e la compagnia.

E poi il "viaggio" continua...

📸 Giulia Serafini photography

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 3 persone, persone che giocano a pallavolo, persone che giocano a basket e testo
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domenica 8 maggio 2022

Per una vocale Martin perse la cappa

 

C'è chi riesce a capire la differenza tra “un assessore” e “un’assessore”, chi non si ferma alla vocale finale.
Curioso che alcuni termini si siano declinati al femminile, come Avvocato, Elefante, Professore, Dottore senza la ricerca della “A” finale. Lontani insegnamenti delle scuole elementari, quando la purezza della lingua era ancora importante, cosi’ come la “musicalità”.
Perche’ la lingua è anche musica, cosi’ almeno affermano molti di coloro che non conoscendola ci ascoltano parlare.
Musica, vuol dire melodia, fluidità, naturalezza.
Non che “assessora” o “sindaca” sia cacofonico, ma la sensazione è che la musicalità un po’ incespichi, soprattutto sul primo, o meglio sulla prima.
Fortunatamente molti termini sono ancora rimasti nella loro originalità, non ho ancora visto declinare “oste” in “ostA”, o “esercente” in “esercentA”.
Con tutto il rispetto del “gender” che non si riconosce in quelle “e” o quelle “o” finali che comunque da secoli e senza tanti problemi si sono ben comportate alla fine di determinati termini.
Altrimenti, allo stesso modo, simili considerazioni andrebbero fatte per nomi che non adeguatamente rispettano il “gender” da quelle tante simili indelicate situazioni dove è la “A” finale a fare la differenza.
E da domani dovremmo iniziare a proporre “osteopatO”, “fisioterapistO” o “pediatro” quando riferito ad un professionista maschile, o meglio… “prefessionistO”.
Cosi’ come “trotO”, se paragonato a quel pesce che nell’immaginario collettivo non brilla per vivacità intellettiva.
Anche “geometra” o “autista” dovrebbero essere rivisti, per non parlare del “patriarca” o del “gesuita”.
Persino “poeta”, volendo, dovremmo lavorarlo un po’, grazie alla sua storica “A” finale non dovremmo piu’ ricorrere all’elaborato “poetessa”, mentre per il senso primario ed originale potremmo proporre un inedito “poetO”.
Eppure siamo bravi quando usiamo lo stesso termine con senso appropriato rispetto al genere riuscendo a distinguere il senso semantico de “LA Fine” rispetto a “IL fine” o de "IL vocale", rispetto a "LA vocale".
La stessa lingua che distingue nel mondo dei “felini” IL “Leone” e IL “Ghepardo”, da LA “Tigre” e LA “Pantera”, e qualche motivo c’è.
Sofisticazioni rispetto a certe altre lingue che tali problemi proprio non se li possono porre…
THE END