mercoledì 29 luglio 2015

...in una notte di mezza estate

Non è mai consigliabile scrivere di notte, soprattutto quando la notte non passa e il sonno non viene.
Ma l’unico modo di dare forma ai pensieri ed evitare che si prendano troppo spazio è proprio quello di vincolarli alle parole.

Domani torno in Italia, l’avventura francese e parigina è finita.
Sono un po' triste, ma non perche’ lascio una città come Parigi e neppure perché in questa città e in questi due anni abbia vissuto momenti memorabili, ma perché probabilmente, ancora una volta, dovrò ricominciare.
Perchè domani dovrò di nuovo rimettermi in gioco, nuovamente alla ricerca di un percorso professionale e più in generale di vita che mi renda sereno, che mi faccia vivere con tranquillità la sequenza dei giorni.
Mi chiedo: sono triste o sono semplicemente irrequieto?

Ricordo con tenerezza un altro ritorno.
30 anni fa.
Tornavo dalla California dopo oltre un anno allo SRI di Palo Alto.
Altri tempi, altra vita, altre emozioni. Forse no.
Quello che più mi ha colpito riflettendo attorno a questi due rientri, così lontani tra di loro, è il « dopo » .
Partivo dalla California sapendo di avere avuto una occasione unica nella vita, di aver avuto l’opportunità di vivere un momento emozionante e di aver incontrato persone e visitato luoghi che per molti sono stati e sono tuttora dei miti.
Ma soprattutto tornavo con un progetto di vita. Avevo un bisogno immenso di riversare tutto il vissuto in un ambiente di lavoro (Olivetti) che non aspettava altro.
E avevo un progetto di vita vera con una bimba che stava arrivando.
Anche allora salutai la porta del residence al 22 di Coleman Place di Manlo Park, dove avevo vissuto in modo quasi incredulo quei mesi, con un cenno di tristezza. Ma sapevo dove andavo e cosa avrei fatto.
Non sapevo neppure che avrei rivisto la California, e che ci sarei tornato anche molto spesso. Ero semplicemente proiettato verso la mia nuova vita.
Non è l’età che cambia, e neppure il vissuto. E’ la  prospettiva.
Oggi sono un po' triste non perché lascio questa città o perché il progetto è finito.
Ma perché non è chiaro dove andrò, non so chi e cosa mi riceverà.
Anche oggi, come allora, mi sento carico di conoscenza ed esperienza che non vedo l’ora di trasferire e di distribuire, anche oggi come allora so di avere fatto un salto di qualità personale e professionale.
Inoltre, ormai, ho coscienza di me stesso, consapevolezza del mio vissuto, sono assolutamente orgoglioso della mia vita e riconoscente della fortunata coincidenza degli eventi che mi hanno permesso di viverla.
Quindi non ho paura, non ho paranoie, non sono in ansia.
Sono semplicemente triste, perchè invece di consolidare tutto questo e camminare con tranquillità verso i sentieri del futuro, non so se e dove troverò la serenità per ricominciare non importa cosa, ma qualcosa.

E questi ultimi giorni parigini, carichi di pioggia e nuvole, dove un luglio autunnale si contrappone al caldo torrido dell’estate italiana, mi sembrano cornice non casuale al contesto, al tempo.

E’ ormai mattina, un timido sole fa finalmente capolino tra le nuvole come a dire « intanto parti », sicuro che poi mi troverà a scrivere i pensieri dell’arrivo invece di quelli della partenza, sicuro che la declinazione non sarà la stessa.

Perché partire non è scappare e arrivare non è fermarsi.


sabato 20 giugno 2015

SlowInternet

Manifesto per la promozione e la tutela del piacere dell’informazione.

Il senso piu’ alto di fastidio nel mondo digitale è quello meno menzionato : il rumore.

Dopo anni di crescita incontrollata della potenza comunicativa, delle infrastrutture, degli strumenti, degli ambienti, della medialità, il mondo della comunicazione online è ormai una città rumorosa, confusa, disordinata, senza senso urbanistico, con poche regole, senza difesa verso il rumore costante, fastidioso, continuo, inarrestabile, incontrollabile.

Il manifesto dello SlowInternet non si pone come freno allo sviluppo tecnologico e ancora meno al controllo della velocità e della capacità di distribuire informazione. E soprattutto non si contrappone all'internet tradizionale.

SlowInternet promuove l’utilizzo consapevole, mirato e personalizzato del sistema.
Ritrovare il piacere del dettaglio, della complicità, della scelta del tipo di comunicazione sia a livello di qualità, che di tecnologia.

SlowInternet propone scenari di semplicità o ancora meglio di essenzialità nella comunicazione interpersonale nell’era della comunicazione di massa.

La posta elettronica :
L’email è un sistema di comunicazione asincrono. Si chiama posta, e fa riferimento alla posta tradizionale, dove tra la spedizione di un messaggio e il ricevimento da parte del destinatario puo’ passare un giusto intervallo di tempo.
La posta non è una chat.
E’ il piacere di ricevere una « lettera » (email), aprirla con curiosità e calma, prepararsi alla lettura, anche in tempi diversi. E poi, se e quando se ne sente la necessità, preparasi per la risposta.
Nello slow internet, non esiste il "per conoscenza" ed esiste un solo un indirizzo per il destinatario. Ogni comunicazione ha la sua importanza, la propria personalità e un senso preciso. Ogni invio è un pensiero dedicato, anche se riporta un testo già utilizzato è comunque un'azione originale per un nuovo destinatario.

La cultura della parola nella sua essenzialità. Il codice semplice del carattere nel font calligrafico più conosciuto al mondo : il « courier ».
In tutte le comunicazioni scritte in cui sia necessario un metodo di scrittura semplice e comprensibile. Essenziale.

In alternativa Slow internet promuove l’uso della tecnologia a supporto dell’emozione e del personale. Penna e carta da lettera per scrivere con propria calligrafia, con segni carichi di emozioni e di significati.
Semplice ed efficace spedire una fotografia della lettera con tutto il suo contenuto di propria personalità.

Il social network :
Semplice immediato, non invasivo. Senza fronzoli e strumenti. Uno spazio di condivisione semplice ed immediato.
Un esempio :

Senza raccolta di dati personali, senza pubblicità, giochi e applicazioni, con il font piu’ abituale « courier ».

SlowInternet non ama lo streaming video. I contenuti multimediali in quanto tali e soprattutto con il rispetto del "contenuto" sono una ricchezza da utilizzare con cura. Cultura, divertimento, informazione sono il fine della multimedialità. Un filmato, una fotografia, un brano musicale o anche un libro possono essere ricercati, e una volta identificati, resi disponibili in tempi e modi compatibili con i carichi della rete e delle urgenze personali. (on demand, ovvero il modello « PostalMarket »)

SlowInternet non si occupa di commenti nè di review, e soprattutto non accetta nessuna forma di insulto e di giudizio generalizzato. Nella filosofia di SlowInternet l’appartenenza a schieramenti è sconsigliata.
Non esiste il «voi», ma solo «tu, amico mio». Esistono le persone. 

Perchè SlowInternet è un ambiente aperto dove la prima regola è il rispetto. 

SlowInternet è Wiki

Per promuovere non tanto una nuova pubblica forma di comunicazione, ma una semplice scelta di buona educazione personale.

giovedì 26 marzo 2015

....a Edoardo

Ti alzi la mattina e scopri con sorpresa di essere vivo.
Lo scopri con quella consapevolezza che ogni minuto di vita è quasi un miracolo.
Perche’ dopo tanti anni funzioni ancora, anche se con qualche problema.
Ti rendi conto che non ti è ancora capitato di essere nelle statistiche delle malattie rare, di non aver preso un virus mortale, di non essere caduto vittima di un incidente.
Insomma per una serie di strane e fortunate coincidenze, sei ancora vivo.
E invece di pensare con estrema gioia che anche la notte è passata senza un malesse, un infarto, o un incidente domestico, ti prende l’ansia.
Oddio, un dolorino… Oddio, che sarà.
Aiuto, sto morendo.
E allora ?! sarebbe solo normale, visto che il tuo cuore ha battuto mediamente per 60 volte al minuto, che in 60 anni di vita vuol dire quasi 2 milardi di volte…
Ed è ancora li, bello baldanzoso, pronto ad accelerare alla tua prima emozione.
Allora pensi a tutto ciò che di tragico succede al mondo, ai fatti di cronaca e ti chiedi come sarebbe un giornale che invece di riportare i drammi, ogni giorni facesse una bella raccolta di articoli, con tanto di intervista e fotografia, a tutti quelli che si sono regolarmente svegliati nel pieno possesso delle loro funzioni vitali.
Queste si sono notizie : « 10 miliardi di persone si sono regorlamente svegliate, in salute e consapevoli della loro incredibile fortuna di essere... vivi ».

Invece ti ritrovi a sbattere la faccia nella più tragica delle realtà.
E non puoi non pensare al singolo, al disgraziato, allo sfortunato essere il cui cuore, per un qualche motivo, ha smesso di battere.
Nel pieno dei suoi 18 anni.
Pensi al suo piccolo mondo, ai suoi genitori, ai suoi amori.
Lui, la sua vita, quella vissuta e quella ancora da vivere.
Al suo microcosmo e al suo universo o meglio, quello che era il suo universo.
Al suo diritto di vivere la sua vita, che per qualche oscuro ed ingiusto motivo gli è stato negato.
Perche’ la vita è una sola, e il solo senso del tutto è quello di viverla.
Perche’ in mezzo ai miliardi di persone che si svegliano « vivi », non posso non pensare a chi non ce l’ha fatta.
Perche’ guardando la storia dell’umanità, dove ci ricordiamo al massimo due generazione (prima e dopo di noi), la propria vita è al centro.

Ed insieme alle persone con cui la si vive, è la sola cosa che conta.


mercoledì 7 gennaio 2015

Je suis Charlie

Io sono Charlie, e il piu’ bel regalo che abbia mai ricevuto è stata una scatola di matite colorate.
La bellezza dei colori e la libertà di poterli mescolare mi dava una gioia immensa.
Non sapevo ancora cosa avrei potuto produrre, che messaggio avrei potuto comunicare, ma sapevo che una mano esperta avrebbe saputo creare capolavori.
Io sono Charlie, quello che ama i colori, e che un giorno ha scoperto l’alfabeto e la scrittura e la loro incredibile potenza comunicativa.
Ho scoperto che potevo dare forma alle emozioni, che potevo trasmettere le mie idee. Meglio della parola, piu’ forte di un urlo, piu potente di un discorso.
Io sono Charlie, quello che ama i colori e che ha imparato ad usare la scrittura. 
Un giorno ho scoperto la musica. Non sono mai riuscito a prenderla, a farla mia, ma ho sempre avuto una ammirazione incredibile verso chi aveva il talento di poterla produrre e ancora di piu’ verso chi aveva la genialità di poterla inventare. Che bella la musica.
Io sono Charlie, amo i colori, le parole e la musica. 
E la libertà di poter pensare, dire, scrivere, comunicare ogni idea, ogni emozione.
Io sono Charlie e nessuno, mai potrà impedirmi di farlo, neppure impedendomi di vivere.