martedì 6 aprile 2021

Temporaneamente...

Se hai perso il tempo, cercalo
se non hai tempo, chiedilo
se non hai più tempo, ricompralo
se ti manca il tempo, svegliati
se non perdi tempo, imprestalo
se prendi tempo, restituiscilo
se aspetti il tempo, siediti
se non passa il tempo, non aspettarlo
se il tempo stringe, allentalo
se il tempo fugge, rincorrilo
se cambia il tempo, adattati
se sei fuori tempo, rientra
se spendi tempo, riguadagnalo
se non è tempo, ignoralo
se non è più tempo, cos’è?
se hai tanto tempo, regalalo
se sei a tempo, sei arrivato
se non sei a tempo, dove sei?
se non lasci il tempo, sposalo
se lasci il tempo, consolalo
se cerchi tempo, chiamalo
se sbagli tempo, scusati
se batti il tempo, hai vinto
se trovi il tempo, mostracelo
se sei contro tempo, difenditi
se sei senza tempo, ordinalo
se ammazzi il tempo, vai in galera
se precorri il tempo, rallenta
se rincorri il tempo, accelera
se chiedi tempo, pagalo
se scade il tempo, buttalo
se c’è tempo, possiamo cominciare
se non c’è tempo, chi può sostituirlo?
se non c’è mai tempo, non chiamiamolo più
se reggi il tempo, non lasciarlo cadere
se hai ancora tempo, metti un like 😅





giovedì 18 febbraio 2021

“Vogliatevi bene, il resto non conta”


Un vecchio biglietto trovato quasi per caso in un vecchio libro, conservato piu’ per nostalgia e malinconia per l’interesse del libro.

Ma il biglietto porta il giallo degli anni, e quella calligrafia elegante che non si usa piu’.

Un biglietto che non avevo mai visto, di cui non conoscevo neppure l’esistenza.

Semplice nelle sue parole, quasi elementare. Eppure cosi’ forte se penso al momento, al contesto, alla storia.

Lei era bellissima, ma veniva da un paese lontano, molto lontano per quel tempo.
Lui aveva vissuto, era alto, sicuro di se. 
A quel tempo io non li conoscevo ancora, anzi proprio non c’ero.
Pero’ riesco ad immaginare il clima e l’avventura.

Lei figlia responsabile di un padre eclettico, romantico, imprenditore, amante della bella vita, creativo. 
Nel Veneto, regione dell’est ancora agricola e bigotta, lui si intendeva di tutto, soprattutto di vini.
Lui aveva capito il marketing, le etichette non solo il vinaccio da taverna e manda la figlia colta a discutere con la  Martini a Torino. Che idea, e poi un viaggio pazzesco.
E lei parte per Torino, un po’ come partire per l’america.

Il fatto che a Torino, anzi in un piccolo paese di provincia, ci fosse anche la sua amica d’infanzia che aveva sposato un bel falegname piemontese conosciuto come un tempo nel vestire la divisa, proprio in Veneto.
E quella sera con l’amica di infanzia, caso volle che ci fosse anche il miglior amico del falegname.
Si, proprio lui. Bello, alto, ben vestito, con lo sguardo imbronciato, la sigaretta in bocca.
Che quella sera, passato per caso, perde la nozione del tempo e si dimentica di rientrare per cena.
Alla fine della serata si salutano e lei torna a Verona. Forse lui le ha lasciato un numero di telefono, forse si sono scambiati gli indirizzi, forse si sono detti qualche parola segreta che non ho mai saputo.
Ma da quella sera la loro vita non fu piu’ la stessa.

Si dice che si siano rivisti tre volte in un anno, non poco per la distanza, per la difficoltà di viaggiare, per quei tempi. 
Lunghe lettere immagino e giornate passate al telefono pubblico in attesa della conferma della teleselezione. Certo un dialogo difficile.
E poi la lingua italiana, visto che i dialetti erano quasi come una lingua straniera. 
Cosi’ come la cultura, i circoli di amici, le conoscenze.
Lui con un atteggiamento un po’ borghese del Piemonte guida d’Italia, ma fiero del suo lavoro e della sua indipendenza.
Lei colta e profonda, fiera del suo paese e forse un po’ libertina e ribelle per quel tempo. Spesso confusa e quasi umiliata dai luoghi comuni, dalle ignoranze sociali. Per questo ribelle.
Ma quella sera, quello scambio di sguardi, quei respiri, quell’italiano necessario e ricercato, quel flusso che non sai da dove venga avevano accarezzato tutte le differenze e creato la bolla perfetta.

Non avevano piu’ vent’anni, non avevano tempo di conoscersi meglio, dovevano vivere, dovevano viversi.
E contro tutto e tutti decidono di iniziare la loro vita insieme, perche’ vedersi tre volte all’anno non era piu’ sostenibile e poi dovevo arrivare anch’io.
Chissà quanti pensieri, chissà quante confidenze con l’amica del cuore.
E’ cosi’ che Marisa, l’autrice del biglietto e amica di sempre di mamma augura loro: “vogliatevi bene, il resto non conta”.

Quel “resto” che non conta neppure adesso che stanno insieme ormai per sempre.

#rosetta #giorgio #anni50 #lamoreèunacosameravigliosa

sabato 19 dicembre 2020

"Vengo anch'io... no, tu no."

Ho comprato dei libri per le prossime settimane di “riflessione”, libri che dovrebbero evitare proprio che faccia troppe “riflessioni”.

Come stamattina che mi sono svegliato con il dubbio.

Ma la notte di Natale, seguendo la stella Cometa, quale tra i Re Magi: Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, deve rimanere a casa, non potendo, poveri, il giorno dell’Epifania presentarsi in tre.

Ho già dato per scontato che i pastorelli, poveretti pure loro, dovranno tenersi a debita distanza e limitarsi a mandare le pecore a fare visita.

Forse una deroga per una visita da parte di DUE loro rappresentanti magari solo il giorno di Natale, potrebbe essere concessa all’ultimo momento dalla divina provvidenza. Fosse anche per recuperare le pecorelle.

Ma i re Magi, che non erano poi tanto Re, quanto Saggi e astrologhi e che già devono “autogiustificarsi” con Erode per la loro scappatella a Betlemme, come devono organizzarsi?

Immagino i loro dubbi, dopo aver scoperto che possono fidarsi, con fede e speranza, del “navigatore” Stella Cometa per percorrere quei 10 chilometri che separano Betlemme da Gerusalemme. 

Ed io, nel frattempo, tra le riflessioni della vigilia mi chiedo come mai al “furbo” Erode che vede una stella cometa fermarsi sopra una capanna di Betlemme non venga il dubbio che il Cristo che tanto lo preoccupa non sia proprio sotto la Stella Cometa.

Ma torniamo ai Re Magi.

Melchiorre nella sua tunica viola, penitente, adorante e pieno di luce, deve portare l’ORO al “re dei Re”. Devozione, rispetto, un po’ di giustificata adulazione e forse anche una piccola rivincita alla nascita in una capanna. 

“Non posso non esserci” sostiene Melchiorre, “sarebbe come sminuire un momento che cambierà la storia dell’umanità.”

Gaspare è il piu’ timido dei tre, molto devoto e adorante, nonostante il mantello
purpureo se ne sta in un angolo pronto con il suo prezioso INCENSO a ricreare quella atmosfera carica di profumi e solennità.

“Non riesco proprio a immaginare un Re senza l’incenso, il suo profumo, il fumo che sale fino alle narici del Padre”.

E poi Baldassarre, in un angolo con la sua preziosa e delicata MIRRA, forse il più puro, il più vero dei Re Magi. Ammetto, mi è sempre stato simpatico Baldassarre, non solo per il dono più utile e meno conosciuto, ma per la sua sincera purezza, il bianco della sua tunica, il blu del suo mantello.

“Vengo anch’io”, dice Baldassare con umiltà, “non ho Oro e Incenso, non sono un Re, ma la Mirra solo io posso portarla, solo io ne conosco i segreti, e Lui, il Cristo (Unto, ndr.) non puo’ essere il Re in terra senza il mio Unguento, non puo’ essere Cristo”.

Ed io con tenerezza immagino la Befana, chiusa nella sua solitudine, china sotto il peso della responsabilità, vecchia e stanca, a decidere: quale dei TRE.

Quale dei TRE deve rimanere a casa?

sabato 5 dicembre 2020

Carta di giornale


Vecchie abitudini, come comprare il giornale all’edicola.
Non succedeva da tempo, da molto tempo.
Eppure bastano due passi fuori dai portici, l’edicolante con lo sguardo distratto, chiuso dietro al vetro appannato.
E tu li davanti, lo sguardo panoramico sulle riviste patinate che occupano tutto il banco, le piu’ disparate, peraltro senza un interesse particolare.
Solo di fianco, ormai appartata, la sezione dei quotidiani con i titoloni in vista, con davanti la pila del quotidiano della tua città.
Il piacere di fare la “lista”. Mica un giornale, non certo “la Stampa, grazie…” e via.
No, proprio la lista con i tuoi giornali che si impila sulle riviste patinate.
E poi il tuo giornale, uno di quei giornali che vuoi tu, sembra esaurito. E allora lo richiedi, con convinzione, perché ormai lo sai che senza un perche’ quel giornale sta dentro l’edicola e non la fuori con gli altri.

E poi via con il pacco sotto il braccio. 
Dove il giornale esterno, quello che tutto vedono non è casuale, ma inconsapevolmente quello che leggerai per primo.

E quell’odore di inchiostro, che con il tempo si è sempre piu’ attenuato. Ma inconfondibile.
Sensazione che mi riporta a ricordi lontani e teneri, quando la mia compagna in attesa di nostra figlia moriva di questa voglia: annusare l’inchiostro dei giornali. Li compravo solo per vederla immergersi con il viso e poi ridere della sua debolezza.

La carta, che fa rumore quando la sfogli e i fogli che si scombinano mentre cerchi di trovare il giusto equilibrio tra le sezioni.
La lettura sul tavolo, quella piu’ tradizionale, con le paginone aperte, girate con gesti ampi e con aristocratica lentezza.
O quella in poltrona, con il giornale ripiegato e spiegazzato tra le mani, con l’articolo d’interesse bene in vista, ma sempre con l’ultima frase nella piega avversa.
E poi la lettura nel letto, seduto con il giornale appoggiato sulle coperte o con le pagine come soffitto.

Ma con la carta e l’inchiostro.

Il quotidiano, proprio il quotidiano con le sue notizie del giorno, che non si troveranno sul giornale di domani. Fresche, aggiornate, originali.
Non certo come le “news” dell’online, spesso in home page per settimane senza nessuna correlazione con la quotidianità.
E alla fine il piacere di strappare una pagina per leggerla il giorno dopo, se proprio di interesse per un approfondimento. O per riporla in mezzo ad un libro per qualche motivo particolare.

Carta di giornale.

Sabato 5 Dicembre 2020 – Anno L – N. 290.