martedì 23 giugno 2026

Due ruote come una capanna, due ruote e mille pensieri.

Due ruote e mille confini, 3813 chilometri di vento nella testa, di respiri profondi.

L’odore del mughetto, inebriante, accarezzando ogni siepe del nord, e poi quell’odore di mare, quello vero pungente, come quello che esce con presunzione quando apri la tua prima ostrica della Normandia.
Ho visto spiagge immense, infinite, deserte, per basse maree che tenevano il mare lontano.
Case bianche semplici, il tetto spiovente e due finestre ai lati di una piccola porta centrale, con un piccolo giardino davanti senza recinzione.
Come quella casa cha avevo fatto mille volte da bambino con il Lego.
Ho visto gabbiani che mi fissavano quando mi toglievo il casco per riprendere il senso del silenzio. Ho visto un gabbiano passare nell’arco di una falesia, per poi alzarsi verso il sole del tramonto, mi sono chiesto quale sensazione stessimo condividendo in quel momento.
Mi sono inginocchiato sulla sabbia di Omaha Beach, così come su quella di Utah beach,
Mi sono commosso a toccare il vecchio ed arrugginito filo spinato ancora li dopo 80 anni a difendere gli avamposti della costa francese.
Credo di avere pianto al cimitero tedesco e a quello americano, cosi’ diversi nella loro scenografia, ma cosi violentemente uguali nel dolore.
Mi sono fermato senza forza davanti ad una delle tante croci senza un nome, solo una dedica.
Ho lasciato, quasi abbandonato le mie fidate due ruote per una lunga marcia sotto il sole verso il santuario di Mont Saint Michel.
Ho salito tutte le scale, per comprare una candela.
Villaggi silenziosi, palazzi grigi, semplici con le vie strette, con i negozi chiusi da troppo tempo.
E poi sterminati precipizi sul mare rabbioso, trasparente, quasi verde, quasi blu, quasi chiaro o forse scuro. Quella voglia di lasciarti andare e quella paura di andarci troppo vicino.
Ho visto abbazie senza piu’ il tetto, e grandi fari spenti da decenni, ancora fieri della luce che hanno distribuito. Ormai museo di una vita marinara diversa.
Ho perso la sensazione della distanza per i chilometri di campi di grano con i papaveri rossi, o dei campi di avena con i fiordalisi.
Mille ore di solitudine, di rumore, di pensieri. Di fantasie, di sogni e speranze, di rabbia da esprimere e il tempo per riportarla alla ragione.
Notti in camere di hotel trovati per caso all’ultimo minuto.
La liturgia delle valige e dell’abbigliamento del mattino, la sensazione di libertà nel togliersi tutto la sera, prima della doccia rinfrescante, con le mani stanche e la schiena dolorante.
Come un quotidiano esercizio spirituale di concentrazione e di relax.
Pensieri per chi non c’è piu’, per chi è lontano. Per chi non c’è in quel preciso momento per poter condividere quel profumo, quel pezzo di cielo.
E anche quella mezza giornata sotto la pioggia battente ha un senso,
La voglia di condividere la bellezza della libertà e la fierezza di viverla comunque, anche da solo.
Rocce di granito rosa, il porto di Honfleur, le sue case a graticcio, la Promenade Proust a Cabourg con le sue ville Belle Époque.
Mi sono fermato sotto la Tour Eiffel e ho fermato le mie due ruote alla punta dell’Ile de Saint-Luis. Un’altra vita, altre ruote, tra i mille pensieri.
Ho rivisto un’amica che non vedevo da tanti anni e ci siamo emozionati nel riguardaci negli occhi.
Enormi infinite siepi di ortensie dai colori sfumati, cornici di strade con mille curve.
E poi la voglia di tornare a casa, la forza e la resistenza di chilometri sotto il sole cocente dell’autostrada.
L’ultima sosta sul valico che ti riporta in patria, per un ultimo chilometro senza pensare piu’ a niente.
Io e le mie due ruote, l'aria in faccia, il rumore del vento, il senso del tempo senza tempo.
Un'iniziazione, dicono, è cosa da ragazzi: l'ingresso in una vita che comincia. La mia è arrivata a sessantotto anni, e non mi ha aperto una vita davanti, mi ha solo detto che ce n'era ancora una da vivere: la mia.












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