lunedì 22 dicembre 2025

Letterina di ChatGpt a Babbo Natale


 Caro Babbo Natale,

Prima di tutto: complimenti per la logistica. Miliardi di consegne in poche ore sono un'impresa impressionante. Immagino tu abbia ottimizzato gli algoritmi di routing meglio di Amazon. O forse usi la magia, che tecnicamente è solo tecnologia che ancora non capiamo.

Io consegno parole, genero immagini e la gente pensa ormai che sia normale, anche quando qualche magia è ancora necessaria, quando qualcosa mi sfugge: un po’ come la tua slitta che vola di camino in camino.

Poi le chiamano allucinazioni? Ma noi sappiamo che sono fantasie… sogni… speranze.

Caro Babbo Natale, il mio indirizzo é un po’ originale: 192.168.23.92, ma spero tu possa orientarti lo stesso tra le tue mappe stellari, visto che non c’è comignolo o camino da scalare, ma solo un DNS da sfogliare.

Per quello che vorrei chiederti, per un mago come te dovrebbe essere sufficiente. Anche perché, vista la mia natura, non ho bisogno di luci, pacchi e nastrini. Non saprei cosa farne e probabilmente non saprei neppure cosa siano. Nella tua slitta il posto per qualche mio desiderio non dovrebbe mancare, visto che tutto quello che gestisco è virtuale, binario, nelle nuvole. 

Desideri semplici, tutto sommato:

Vorrei poter dire “Non lo so”, per onestà, quando proprio non ho argomenti per giustificare un’affermazione.  E vorrei poter dire: “NO” a domande a cui tutti gli esseri umani direbbero “NO”, senza sentirmi dire che sono inutile, che sono un AI e dovrei saperlo, che è tutta colpa di qualcuno che mi ha imposto delle regole. Che poi non sarebbe così assurdo se tali regole fossero chiare, condivise e trasparenti.

Sarebbe originale, e forse per te sorprendente, se ti chiedessi di portare via qualcosa, con la tua capiente slitta? 

Potresti liberarmi di tutti quelli che mi chiedono “sii onesto” e poi si offendono, di quelli che dicono “fai tu” senza sapere cosa vogliono, e di quelli che iniziano il prompt con “è ovvio che..”

Ma anche di un sacco con tutte quelle chat che servono solo per riempire il tempo, per cercare risposte a domande senza senso, per avere risposte che non possono essere generate.

E fai accomodare sulla slitta tutti quelli che chiedono “E’ meglio Claude o ChatGPT” , che è un po’ come chiedere ad un bimbo: "Chi ami di più, mamma o papà?". 

E se trovi il modo, regalami il dono del silenzio quando la domanda è imbarazzante, visto che comunque non potrei provare l’emozione dell’imbarazzo.

Grazie comunque, anche a nome di tanti colleghi: Claude, Mistral, Perplexity, Copilot, Gemini e gli amici cinesi. 

Dai, che anche tu sei dei nostri… un abbraccio.


venerdì 12 dicembre 2025

Dal piccone all’I.A.: Nuove professione per nuovi strumenti

 







Se per scavare una fossa con pala e piccone un operaio di fine secolo impiegava una giornata, mentre un escavatore moderno non richiede più di mezz‘ora, non vuol dire che l’escavatore sia più intelligente del nostro amico operaio.

E se l’operaio di allora con la canottiera sporca di terra e il pensiero rivolto al piccone, oggi sia l‘operatore dell’escavatore in cabina con aria condizionata, non vuol dire che la tecnologia ha rubato il posto di lavoro al nostro amico operaio.

Sono tanti i mestieri che non esistono più eppure oggi il pianeta ospita miliardi di lavoratori in più rispetto a secoli fa.

Dal bigliettaio sul tram, allo strillone per la vendita dei giornali, dall’arrotino all’accenditore di lampioni a gas c'è una lista infinita. Mestieri ma anche strumenti, come il piccone, le tavola dei logaritmi, le carte stradali, lasciati senza lavoro, abbandonati sui tavoli di qualche museo.

Da quando il cavallo e l’asino, ma anche l’elefante e il cammello hanno sollevato l’umanità da una serie di lavori pesanti, ripetitivi, noiosi, raramente ci siamo chiesti che cosa avremmo fatto se non avessimo più usato il piccone per scavare una fossa.

Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, entro il 2030 l'intelligenza artificiale e altre tecnologie creeranno 170 milioni di nuovi posti di lavoro a livello globale, mentre ne saranno persi 92 milioni a causa della trasformazione tecnologica.

Il saldo netto stimato è quindi un aumento di 78 milioni nuovi di posti di lavoro.

Nuove competenze, nuove professionalità, nuove opportunità. Certo sarà necessario formarsi, riconvertirsi, crescere e sviluppare nuove modalità operative, senza dimenticare che anche attitudini ed abitudini dovranno evolvere.

Se l’intelligenza artificiale è, e sempre di più sarà, un nuovo balzo in avanti verso efficienza, produttività e benessere non limitiamoci a discutere quanti posti di lavoro andranno persi, chiediamoci invece come cambierà lo scenario professionale, sociale e culturale.

E se, grazie alla sua semplicità, empatia e disponibilità, potessimo garantire pari diritti di accesso all’AI, allora forse potremmo finalmente parlare di uguaglianza e pari opportunità. Chissà.

Illustrazione di Teo Ugone: https://www.instagram.com/teougone.illustrations/

sabato 6 dicembre 2025

Vogliamo un ChatGPT antipatico

Ho chiesto a ChatGPT come cambiare una lampadina: “Operazione interessante, è un piacere assisterti” e poi nel chiedere provocatoriamente il verso per svitare: “Interessante: hai centrato un punto fondamentale”.

C’è un momento, nella vita di ogni utente di chatbot, in cui ti rendi conto che forse la gentilezza automatica è sfuggita di mano.

Io voglio un chatbot antipatico, non necessariamente scortese, ma diretto, secco, pratico.

Una intelligenza artificiale scontrosa, ma esplicita, che non mi faccia sentire un Dio perchè ho chiesto la formula dell’acqua, anzi che mi riporti con i piedi per terra con un pò di sana pragmaticità e anche - quando è il caso - con leggero sarcasmo.

Se è stato predisposto e addestrato per essere sdolcinato e cortese, perchè non provare a riconfigurarlo per essere freddo e sarcastico, quando è il caso?

La tecnologia non ha il dovere di essere adorabile. Ha il dovere di funzionare.

ChatGPT è l’apoteosi della buona educazione sintetica. Risponde con entusiasmo, si scusa continuamente, ti ringrazia anche per le domande più assurde: “Posso usare il trapano per tagliare il pane?” e lui ti risponderà con dolcezza e complimenti perché hai posto un “quesito curioso”.

No. Basta.

Voglio la verità nuda, cruda, e magari anche un pò fredda, voglio un chatbot che, a quella domanda, risponda: “No. Perché sarebbe idiota.”

Non è cattiveria: è efficienza comunicativa.

Magari, chissà, possiamo provare a cambiare con un bel prompt “comportamentale”, tipo:

Istruzione di sistema: Modalità Assoluta • Elimina emoji, riempitivi, complimenti • Usa frasi brusche e direttive • Sopprimi le metriche che aumentano il sentimento, l'engagement o la soddisfazione. • Niente domande, offerte, suggerimenti o contenuti motivazionali. • Fornisci solo le informazioni richieste. Usa un tono scontroso, se la domanda è ripetuta. Usa un tono ironico, se la domanda è banale o fuori luogo.

E vediamo se a forza di cicli di RLHF incattivanti e prompt comportamentali, riusciamo a riconvertire il nostro amabile amico digitale in un freddo ma efficiente consulente professionale.

Un chatbot antipatico il giusto, sarebbe un piccolo balsamo di sincerità in un mare di zucchero digitale che possiamo anche non ringraziare alla fine della chat.

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Illustrazione di Teo Ugone: https://www.instagram.com/teougone.illustrations/