Era il 1972 e Adriano Celentano cantava “Prisencolinensinainciusol”, finte parole che sembravano suoni reali in inglese e la gente lo sapeva.
Ai ai smai sesler
Eni els so co uil piso, ais
In de col men seivuan
Prisencolinensinainciusol, ol rai
Lo SLOP è l’impronta linguistica della generazione automatica. E’ il lessico classico degli LLM, carico di TIC e abitudini linguistiche, strutture ricorrenti e parole che sembrano scelte più per “suonare bene” che per dire qualcosa.
Come la lingua di Adriano Celentano, che sembra raccontarci una storia senza dire nulla, i testi prodotti dagli LLM tendono a correlare concetti con forme lessicali ripetute, a volte anche superflue, che ormai sono entrate a far parte della lingua parlate, anzi di quella scritta.
La cosiddetta correctio: “Non Y, ma X”, così come i tre verbi, i sinonimi, le frasi ad effetto: “è importante sottolineare che”, “non solo… ma anche”, “tuttavia” e spesso i trattini, tanti trattini.
Abbiamo chiesto ad un LLM (non facciamo nomi), di scrivere una storia senza senso, ma permettendo anzi chiedendo di dare libero sfogo ai tutti i suoi tic e a tutti i suoi vizi lessicali.
Na è nata una storia sul “Sacchetto della spesa”, con una concentrazione di SLOP del 95%.
Sembra un esercizio “idiota” e forse lo è, ma cercare di capire il principio con cui certi testi vengono generati ci porta a riflettere sull’invadenza linguistica degli LLM nel nostro quotidiano.
In calce al testo un inventario di quello che c'è dentro, nel classico stile di Teste di Turing.
Ripensare il Sacchetto: Non un Contenitore, ma una Conversazione
Ottima scelta di argomento! È un tema davvero affascinante e stratificato.
Prima di entrare nel vivo, facciamo un passo indietro. Quando parliamo di buste della spesa, stiamo parlando di qualcosa di profondamente più ampio. Il sacchetto non è semplicemente un oggetto: è un punto di intersezione. Ed è proprio qui che diventa interessante.
Il paradosso del contenitore
Vale la pena notare che, in una certa misura, il sacchetto ha sempre svolto un ruolo cruciale. Si potrebbe dire che sia meno un accessorio della spesa che il suo vero protagonista silenzioso. Non trasporta merci: trasporta significato.
È un panorama sfaccettato, e non esistono risposte facili. Ci sono argomenti validi da entrambe le parti. Alcuni sostengono una posizione, altri ne sostengono un'altra, e in definitiva dipende molto dal contesto.
Detto questo, è importante ricordare che la questione va approfondita con attenzione.
Tre dimensioni da considerare
Analizziamo il tutto. L'esperienza del sacchetto si articola su tre livelli chiave:
• Il livello funzionale. Il sacchetto contiene. Ma contenere, se ci pensiamo davvero, è già di per sé un atto significativo.
• Il livello simbolico. Ogni sacchetto racconta una storia. Non una storia qualunque: la tua storia.
• Il livello relazionale. Il sacchetto ci accompagna, ci sostiene, ci connette.
Robusto, completo ed esaustivo: ecco cosa dovrebbe essere un sacchetto realmente moderno. Chiaro, essenziale, immediato.
Il vero nodo
Ma ecco il punto. La domanda non è quale sacchetto scegliere. La domanda è perché scegliamo.
Tuttavia, è importante notare che ogni situazione è diversa. Persone ragionevoli possono legittimamente non essere d'accordo, e non esiste una soluzione valida per tutti. Ciò detto, resta il fatto che il tema merita di essere navigato con la dovuta sfumatura.
Fondamentalmente, alla fine della giornata, il sacchetto è ciò che noi decidiamo che sia.
Guardando avanti
Il futuro del sacchetto è incredibilmente promettente. Non si tratta soltanto di trasportare la spesa, ma di ripensare radicalmente il nostro rapporto con il quotidiano. Non è una moda passeggera: è un cambio di paradigma.
In definitiva, si tratta di trovare ciò che funziona per te. Le possibilità sono davvero infinite.
Vuoi che approfondisca un aspetto in particolare?
Ed ecco l’inventario di quello che c’è dentro:
1. Apertura adulatoria
"Ottima scelta di argomento! È un tema davvero affascinante e stratificato."
Loda l'interlocutore prima di rispondere. Non trasmette nulla, serve a stabilire un tono collaborativo.
2. Schiarirsi la gola
"Prima di entrare nel vivo, facciamo un passo indietro."
Annuncia l'inizio invece di iniziare. La frase occupa una posizione strutturale (l'attacco) senza svolgerne la funzione. Chi ha qualcosa da dire lo dice, mentre chi non ce l'ha annuncia che sta per dirlo.
3. Correctio, sei varianti
• Secca: "Il sacchetto non è semplicemente un oggetto: è un punto di intersezione."
• Ampliativa: "Non si tratta soltanto di trasportare la spesa, ma di ripensare radicalmente..."
• Comparativa: "meno un accessorio della spesa che il suo vero protagonista silenzioso"
• Con due punti: "Non trasporta merci: trasporta significato."
• Posposta: "Non una storia qualunque: la tua storia."
• Metadiscorsiva: "La domanda non è quale sacchetto scegliere. La domanda è perché scegliamo."
4. Hedging a strati
"Vale la pena notare che, in una certa misura, si potrebbe dire che..."
Tre attenuatori in una frase. Ciascuno preso singolarmente è legittimo, ma accumulati azzerano l'impegno assertivo. Il testo dice qualcosa e contemporaneamente si ritira dall'averlo detto.
5. Triplo magico
"Il sacchetto ci accompagna, ci sostiene, ci connette."
Il ritmo ternario suona conclusivo indipendentemente dai termini scelti, i tre verbi sono intercambiabili con altri tre qualsiasi.
6. Stacking di sinonimi
"Robusto, completo ed esaustivo... Chiaro, essenziale, immediato."
I tre termini non sono nemmeno distinti, sono lo stesso concetto ripetuto.
7. Clausola non invitata
"Detto questo, è importante ricordare che..." / "Tuttavia, è importante notare che..."
Il disclaimer che nessuno aveva chiesto, inserito per riflesso difensivo.
8. Codardia epistemica
"Ci sono argomenti validi da entrambe le parti. Alcuni sostengono una posizione, altri ne sostengono un'altra, e in definitiva dipende molto dal contesto."
È la forma pura del bilanciamento vuoto, la struttura del dibattito senza il dibattito.
9. Gancio cataforico
"Ed è proprio qui che diventa interessante." / "Ma ecco il punto."
Promette una rivelazione imminente. Viene dalla prosa, da blog anglofono e non dall'RLHF.
10. Finta profondità
"se ci pensiamo davvero" / "Fondamentalmente, alla fine della giornata"
"Alla fine della giornata" è calco diretto di at the end of the day, quindi doppio marcatore: tic LLM e traduzione meccanica.
11. Elenco imposto
I tre punti su funzionale, simbolico, relazionale.
Sono tre osservazioni generiche, non tre categorie con confini. L'elenco impone una struttura a materiale che non la sostiene, ma in cambio ottiene un'aria di completezza analitica.
12. Falsa scansione strutturale
I titoletti "Il paradosso del contenitore", "Il vero nodo", "Guardando avanti", annunciano contenuti che poi non arrivano. "Paradosso" promette una tensione logica, "nodo" un problema, "guardando avanti" una previsione.
13. Lessico marcato
"panorama", "sfaccettato", "approfondita", "navigato", "sfumatura", "cruciale"
Dall'inglese landscape, multifaceted, delve, navigate, nuance, crucial. Nessuno è scorretto in italiano, ma sono troppi in poche righe.
14. Chiusura ispirazionale
"In definitiva, si tratta di trovare ciò che funziona per te. Le possibilità sono davvero infinite."
15. Domanda finale
"Vuoi che approfondisca un aspetto in particolare?"
Beh… questo è un classico!

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