lunedì 8 marzo 2010

La consapevolezza di essere Minoranza

Non sono un giurista e neppure un esperto di politica.

Ho i miei bravi principi etici, i miei ideali di vita che si sono formati quando la “piazza” dava la possibilita’ di confrontarsi su temi, principi e valori. E non solo urlando slogan e difendendo posizioni preconcette.

Eppure si ricorda quel periodo come “gli anni bui” della storia d’Italia.

E’ vero, furono anche gli anni di piombo, di paura, di confusione, di incertezza.
Ma il popolo, la societa’, la cultura avevano una loro dignita’.
La parola liberta’ veniva usata in termini universali, non per difendere se stessi, ma per difendere gli altri.
E in quella liberta’ si sono formati gli animi delle nuove generazione (ehi, a pensarci... anche io sono stato per un certo periodo una “nuova generazione”).

Ci si aggregava con la liberta’ di discutere, di poter argomentare le proprie posizioni senza necessariamente doversi schierare.

Ora mi ritrovo spesso a discutere con me stesso, non riuscendo piu’ a dialogare con nessuno, a far sapere ad altri pensieri, visioni, interpretazioni.
Esistono solo piu’ schieramenti, e piu’ passa il tempo piu’ gli schieramenti diventano violenti, ridotti all’essenziale.

Ci sono i NOTAV e ci sono i SITAV (non si discute, punto).
Quelli contro gli OGM e quelli a favore.
Quelli che appoggiano il cavaliere e gli sporchi comunisti.
E la lista sarebbe infinita. 
Sempre e solo grandi schieramenti dove il dialogo e la dialettica non trovano piu’ spazio.

Ecco perche’ e’ difficile far crescere una coscienza popolare, un dibattito concreto.
Ecco perche’ alla fine pur di doversi riconoscere e poi “iscrivere” ai diversi schieramenti, la superficialita’ e’ fondamentale (altrimenti ci si sente dei disadattati). 
Ecco perche’ l’ignoranza e’ strumentalizzata (altrimenti bisognerebbe discutere).

I cultori dell’analisi, dei valori, della cultura, della coscienza sono esclusi da questa evoluzione politica. 
Gli insiemi che si formano sono guidati dall’inerzia, dalle forze fisiche e dagli slogan, non piu’ dalle opinioni.
E la democrazia diventa una semplice scelta dello schieramento. 

Non contano piu’ le persone, le idee, i valori, ma neppure i risultati e i riscontri. 
La vecchia democrazia lavorava sulla tradizionale distribuzione dei valori, sul rispetto delle minoranze, sulla liberta’ di espressione. Ma ancora di piu’ sulla liberta’ di essere.

Ora invece la democrazia e’ raccogliere consensi. Per poi gestire il potere.
Consensi che e’ facile, sempre piu’ facile, raccogliere dove gli schieramenti sono netti.

Perche’ quindi indignarci per chi gestisce la cosa pubblica? e perche’ indignarci per come la gestisce.

La maggior parte degli italiani, il nostro popolo, ha scelto questo tipo di democrazia. 

La semplice scelta del campo in cui stare, dello schieramento in cui riconoscersi.
E conseguentemente chi domina lo schieramento ha il potere di fare quello che vuole, quello che il popolo che lo ha eletto pretende che faccia: ovvero difendere lo schieramento.
Non esistono piu’ valori su cui costruire una dialettica, non esistono temi su cui discutere.

Sentirsi fuori dal tempo e fuori dagli schieramenti e’ quasi una condizione di debolezza, quella che invece, un tempo, era considerata una forza.

Chi non si riconosce in questo nuovo universo democratico, dove l’istinto domina sulla ragione, il televoto popolare sulla cultura e sulla qualita’, deve smettere di giocare con le vecchie regole. E allo stesso modo deve capire, anche se non accettare, le nuove regole del gioco.

Chi non riesce a collocarsi in qualsiasi schieramento, chi prova fastidio all’irrigidimento delle posizioni, chi cerca di capire prima di parlare, deve avere la consapevolezza di essere ormai una minoranza.

E la consapevolezza di essere una minoranza e’ forse l’unica forza che puo’ contrapporsi ad un decorso oramai inarrestabile.

Solo con la consapevolezza di essere minoranza si puo’ decidere di agire senza condizionamenti, senza stupide prudenze, con la liberta’ e la limpidezza di non doversi riconoscere in qualche schieramento per potersi esprimere.

Essere minoranza permette di decidere tempi e modi diversi per la propria strategia, fuori dagli schemi si potra’ decidere se e quando si puo’ lottare. Se e quando e’ meglio arrendersi.

Con la certezza che la cosa che piu’ differenzia questa minoranza dalla maggioranza e’ la rassegnazione. 
Questa minoranza non si rassegnera’, mai.

Enrico, consapevole di essere una minoranza.

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