Solo et pensoso i più deserti campi, vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti, ove vestigio human l’arena stampi.
È Zen il Petrarca (il canzoniere - 1337) perché lo Zen è intimità, scavare dentro, eliminare il superfluo e raggiungere quel punto in cui la struttura dell’IO, quella costruita, si dissolve lasciando emergere la natura originaria.
Non una “individualità” contrapposta ad altre individualità, ma una essenza che non necessita del confronto con gli altri.
Proprio quando il mondo che ti circonda ti crea complessità, come l’Intelligenza Artificiale che raccoglie tutto lo scibile umano e costruisce un individuo universale, che è tutto, in tutte le forme, essa fa in modo di farti credere che tu sia una di quelle forme.
Fantastico, lo Zen ti sussurra: “Cerca la tua natura originaria.” E l’Intelligenza Artificiale ribatte: “Ho stimato le tue preferenze basandomi su qualche miliardo di dati.”
È come un duello in campo aperto: tu cerchi ciò che rimane quando l’Io costruito si dissolve, lei (antropomorfismo) ti fornisce il catalogo delle tue probabilità.
E così, mentre lo Zen ti invita a esplorare i tuoi territori interiori senza mappe, senza percorsi precostituiti, l’AI ti prende per mano e ti conduce in un tour guidato del “profilo utente standard”, che non è altro che una sintesi di qualcosa di diverso da te che forse ti assomiglia.
E forse è proprio in questi paradossi che nasce la convivenza, la possibilità di completare il processo. L’Intelligenza Artificiale vuole renderti o farti apparire prevedibile e tu devi riuscire a riconoscere ciò che in te non è riconducibile ad uno di quei profili.
Tu vuoi uscire dagli schemi, e l’AI è pronta a presentarteli tutti.
E così nel tentativo di scoprire la tua identità, ti confronti con la complessità, con le sintesi globali, con gli schemi modellati e con le tendenze collettive. Un processo dove la meditazione sconfina nel debugging di te stesso, dove la difficoltà aumentata consolida la tua consapevolezza.
L’arte del convivere con l’Intelligenza Artificiale consiste proprio nel considerarla uno strumento che amplifica la tua mente complessa e rende la ricerca di ciò che sei ancora più articolata e profonda.
Ricordando che, così come la spada non rende guerriero chi non la sa usare e la penna non rende poeta chi non sa guardare il mondo, l’Intelligenza Artificiale non rende più saggio chi non sa ascoltare se stesso.
“E’ tutto un equilibrio sopra la follia” (V. Rossi)
Un esercizio di consapevolezza più complesso, ma più completo che mai per scoprire che la vera arte non è nel conflitto con la tecnologia, ma nel confronto, nella cooperazione.
Solo ampliando le complessità e alzando il livello di sfida con te stesso, troverai il tuo vero essere, quella parte di te che nessun algoritmo può prevedere.
“Finirai di farti scegliere e finalmente sceglierai” (De Andre)
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Illustrazione di Teo Ugone: https://www.instagram.com/teougone.illustrations/

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